mar 29

Hello everybody,

se davate il magazine disperso alla deriva del mare, vi sbagliavate! Non è abbandonato ed anzi, sono in arrivo alcune novità quindi continuate a seguirci. Ci scusiamo per la mancanza di nuovi aggiornamenti.

Per ovviare alla cosa pubblichiamo un breve racconto pervenutoci tempo fa dall’utente Lomax af che nel frattempo è assente dal forum (nun se vede più, rapimento alieno? mbhò):

Vetruvia

” Respiro calmo ma sofferto.
Emettevo un suono paragonabile all’infrangere delle onde.

Chiudendo gli occhi, vedevo una distesa d’acqua e restando fermo correvo verso di essa,
fino a raggiungerla, a toccarla, immergendomi fino elle caviglie pur restando asciutto.

La notte mostrava un cielo azzurro colmo di stelle e nell’aria un vento di scirocco cospargeva,
per tutta la spiaggia, della candida neve. Solitudine era appena poco più in là.
Intenta lei a giocare con dei ciottoli di sale.

Lanciai un sasso verso il sole, cercando invano di colpirlo,
era troppo distante.
Così il sasso precipitò in acqua creando dei cerchi e poi tornò a galla.
Ero stanco
di quel paesaggio insolito.

Quel mondo sempre uguale da non poter distinguere le giornate,
poichè tutte racchiuse in un unico tempo.

Ad ogni secondo, minuto passato, una foglia germogliava in un albero,
il colore era
sempre diverso, ma mai scuro o opaco.

Sempre chiaro o sgargiante o brillante, come il bianco che tinge le fronde degli abeti in cima alle vette.

Ad ogni modo, ero stanco di tutto quel colore. Così aspettai che fosse giorno e
che la luna fosse ben vicina all’orizzonte.

Mi incamminai sino a giungere dinnanzi ad esso.

Solitudine, che non sò perchè volle seguirmi, era posta appena dietro di me.
Bussai tre volte sul quel ruvido legno di quella faccia di luna ed aspettai risposte.
Mi aprì un’ombra grigia e mi disse di far presto a porre la mia domanda altrimenti
tutte le altre sue sorelle sarebbero potute sgattagliolare via.

Mi chiese più volte cosa desideravo sapere ed io, trargiversando, temporeggiai un pò.
In tanto sotto le sue gambe notai un piccolo nerino che guardava fuori dalla luna,
incuriosito da tutti quei colori sgargianti.
Ad un tratto, zampettando, fece un
balzo indietro e sgattaiolò fuori dalla luna correndo e macchiando tutti i colori che calpestava. Gridava: “libero!” e poi di nuovo “libero!” e così contento sguazzava
fra l’acqua di quel mare oramai non tanto più così puro.
Che strane facce che ha
la felicità.. “