R²S Magazine » Blog Archive » [GBA] Boktai
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“o________________________O”
Ecco… questa è solitamente la prima reazione di chi, dopo aver comprato una copia originale di Boktai, ha apreto la confezione e si è trovato davanti a quello che, più che una cartuccia per gba, è un bizzarro coso più o meno somigliante ad un gioco per gameboy color, dalla forma rotondeggiante e bizzarra…
Il perchè è presto detto: la parte rotondosa che sporge dal gba contiene un piccolo sensore solare, in grado di catturare la luce del sole e riversarla nel mondo di gioco.
No, non scherzo. C’è un sensore solare, per quanto fantascientifica possa sembrare la cosa. E andrà sfruttato appieno, in quanto il vostro nemico dimora nelle Tenebre più fitte, e solo la calda luce del giorno può sperare di sconfiggerlo.

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Keep the Sun always in your hearth.

I vostri nemici sono infatti l’Oscurità in persona: zombie, mummie, golem, ma portattutto Vampiri.
Sono loro ad aver fatto precipitare il mondo nell’oscurità, ed ad aver ucciso il padre del protagonista, ultimo eroe che cercò di salvare il pianeta. Aiutati dallo spirito del sole Otenko, questo gravoso compito spetterà ora al nostro eroe, Django, da voi impersonato.
La trama, detta così, può sembrare assai banalotta e scontata, ma tutto sommato è più che apprezzabile, e si rivela ben più di un pretesto per incollare i dungeons fra loro. Peccato solo che la pessima traduzione italiana abbia completamente rovinato i dialoghi, rendendo la storia pressochè incomprensibile. Errori di sintassi, grammaticali, di battitura tolgono ogni voglia di seguire il tutto, e fanno venire invece voglia di premere a ripetizione il tasto “A” chiudendo gli occhi ogni volta ci si para un dialogo davanti.
Pessima traduzione che non affligge solamente la trama, ma anche i menù di gioco, che si trovano malamente tradotti… solo a metà, per fortuna. La metà restante è in inglese….
Da questo si capisce, quindi, che è un gioco pubblicato quasi svogliatamente, dove i produttori stessi hanno investito poco.
E qui sorge spontanea la domanda…
Ma è davvero così brutto?
No. Assolutamente no.

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Un gioco sottovalutato…

La prima cosa che colpisce, una volta iniziato a giocare, è la grafica: isometrica, bellissima, e graziata da un motore di gioco estremamente fluido, sporcato appena da qualche rallentamento nelle fasi più concitate. Una veste grafica di qualità, graziata anche da una gran varietà: durante il vostro viaggio vi troverete ad esplorare deserti e foreste, vulcani e lande ghiacciate, magioni degne di un vecchio film horror e luoghi decisamente più futuristici. Le vostre pellegrinazioni saranno inoltre accompagnate da una colonna sonora di tutto rispetto, capace di regalare alcuni brani davvero gradevoli, e con buoni effetti sonori.
Avete capito, insomma, che la vostra avventura sarà allietata da un comparto tecnico di prim’ordine. Ma in cosa consisterà esattamente questo vostro pellegrinaggio?

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Dungeons… dungeons, dungeons ed ancora dungeons.

La mappa del gioco è sostanzialmente una gigantesca scacchiera fatta di bivi e mini.dungeons, con alcuni livelli più grandi contenenti i boss veri e propri.
Tutti i dungeons, eccetto quelli necessari al proseguio della trama, sono opzionali… ma dubito a qualcuno salterà in testa di tralasciarne qualcuno, visto che ogni stanza non esplorata potrebbe significare un prezioso oggetto perso per sempre. I manufatti più preziosi che potete ritrovare sono i pezzi che permettono di customizzare la vostra arma, una futuristica pistola, in modo da cambiarne potenza, proprietà elementali, e forma dei proiettili sparati. Seppur altamente personalizzabile, però, il cuore dell’arma è sempre uno: il sole.
La luce è il carburante della vostra pistola, che ha una batteria limitata. Dato che gran parte degli ambienti che esplorerete sono luoghi chiusi, per avere un briciolo di luce dovrete cercare cortiletti e finestrelle, avendo sempre l’accortezza di tenere il gba e relativa cartuccia sempre ben illuminati dal sole. La luce influenza il gameplay in altri modi: mostri che possono essere sconfitti solo se colpiti dai caldi raggi solari, piattaforme e ponti creati o mossi dalla luce stessa, passaggi ed oggetti che vengono svelati solo quando le tenebre vengono scacciate sono solo alcuni esempi di quel che potete trovare in questo gioco.
I dungeon sono inoltre costellati da enigmi ben più tradizionali, ma numerosi e ben congegnati. Casse, leve ed interruttori metteranno a dura prova i vostri neuroni… seppur a un primo impatto il gioco possa sembrare un allegro macella-ogni-mostro-che.trovi, è infatti l’esatto contrario. Il level design stesso, infatti, invita i giocatori a puntare su una strategia molto più discreta. Spesso e volentieri, infatti, è possibile e necessario evitare lo scontro diretto, paralizzando il nemico con un colpo alle spalle o bussando su un muro per distrarne l’attenzione. Nulla vi vieta, se volete, di andare e massacrare tutto quel che incontrate, senza curarsi di venire scoperti, ma la valutazione finale ne risentirà pesantemente… e, più bassa sarà la vostra valutazione, meno ingente sarà il premio che riceverete a fine livello. Certo, anche con alti punteggi il tesoro sarà abbastanza misero, ma… non è soddisfacente finire il gioco con una S?
I punteggi danno quindi al gioco un tono più da arcade che da rpg, e che spinge chi ci gioca a combattere continuamente con se stesso, migliorando gradualmente i propri record. Se avete la fissa dei punti, potrà capitarvi di rifare un libello più e più volte, nel tentativo di prendere un buon punteggio. Certo, così facendo, riceverete una bella “E” a fine gioco perchè avrete completato il tutto in decine e decine di ore… ma chissefrega, in fondo.
Perchè il bello di Boktai è proprio questo: per quanto la traduzione possa essere scadente, la storia insulsa, la storia del sensore solare a tratti scomodo, è un gioco dannatamente divertente, che riesce a non stufare anche dopo averlo finito più di una volta. C’è sempre un passaggio particolarmente bello da rifare, un combattimento emozionante, una dannata monetina argentata da trovare.
Boktai è un Gioco con la G maiuscola, di quelli che regalano ore e ore di spensierato allontanarsi da tutto.
Ed è questo che conta.


Mapping e Grafica: 9,5
(Solo rari rallentamenti macchiano questo splendore.)
Musica: 8,5 (Bella. Molto bella. Null’altro da dire.)
Trama: 5 (Non è male, ma… è a dir poco illeggibile.)
Gameplay: 8 (Abbassate di due punti il voto se l’idea del sensore solare vi inorridisce. Alzatelo di due se, invece, vi affascina…)
Longevità: 8,5 (non è lunghissimo, ma si lascia rigiocare volentieri più e più volte)

Totale: 9